L'età dell' oro

 

Sono a Köln per il Carnevale. Vedo persone felici che cantano travestite da banane, da topi, da principi.

1979 - Germania

Sui quotidiani, esposti nelle edicole, vedo una fila di persone vestite di nero che accompagna una fila di uomini vestiti d'arancione. Mi chiedo che senso abbia essere qui, oggi.

Tutto si mescola, si confonde, si perde, per ritornare, diversamente.

Il flusso continuo d'immagini ed informazioni, che arriva come una marea inesorabile, fa dubitare di ciò che è reale e di ciò che non lo è.

Camminando per la città vedo negozi che espongono quantità incredibili di prodotti. Ma dove vanno a finire tutti questi oggetti? Quanti se ne devono comprare perché il sistema economico regga? E dopo aver imbottito le case e gli armadi con tutto quello che compriamo, cosa cambia? Nulla. Anzi, no, cambiano i pensieri, i sogni, le speranze.

2013 - Gran Bretagna

Con gli smartphone, i laptop, i tablet, non siamo più lì dove dovremmo essere, ma siamo da una parte altra, incapaci di vedere quello che abbiamo davanti ai nostri occhi.

Tutto questo ci fa perdere tempo. Questo tempo che è la forza profonda della fotografia.

Anche a Sevilla, quando passa la Madonna, si alzano centinaia di Smartphone. Però lì la gente piange. E prega. Ancora una volta tutto si mescola, si confonde, si contamina.

La sera, in un motel sulla tangenziale, accendo la televisione. Guardo quelle facce dure, sicure di sè, false, di pietra.  E' difficile amare gente così. Ed è difficile fotografarla. La compassione, la comunanza, la condivisione che ho sempre sentito a est, a ovest si volatilizza. Non avere sentimenti nei confronti di chi fotografo a occidente penso sia l'impostazione psicologica e morale più corretta.

2014 - Gran Bretagna

Quando tornavo dall'est, i visi, gli sguardi, le parole, le mani di tutte le persone che incontravo si affollavano nella mia mente e nel mio cuore. A ovest capita che stia due settimane in viaggio senza nessun tipo di comunicazione con le persone che fotografo.

A parte la comunicazione primaria, s'intende, o quando incontro qualche migrante in viaggio. Negli ultimi sette anni a occidente ho abbracciato solo cinque persone e tutte, una dopo l'altra, in due minuti. E' successo con un gruppo di ragazzi tedeschi che, in attesa sulla strada, a braccia aperte, offrivano ai passanti abbracci gratuiti. Avevano un cartello sul quale era scritto: " Free hugs. Lass dich umarmen". Ne ho approfittato.

In questo contesto spesso percepisco la realtà dell'ovest come una sequenza di situazioni ed eventi assolutamente prevedibili e senza sorprese. Raramente ci sono delle rotture in questa infinita catena di banalità. E quelle rare volte che mi ritrovo davanti ad una cesura della normalità, la vita vera appare per un istante che solo la fotografia, nel vorticoso fluire del tempo, ha la miracolosa caratteristica di poter cogliere. Non la musica, non la letteratura, non il cinema, forse la poesia, hanno la forza di fare altrettanto.

2014 - Spagna

La mattina del martedì grasso esco dal mio motel e attraverso a piedi un'area industriale per arrivare alla fermata del treno. Per paradossale che possa sembrare, quando viaggiavo ad est, pensavo che Dio avesse creato l'uomo, viaggiando verso ovest mi sono convinto che sia stato l'uomo ad aver creato Dio. Sembra strano anche a me vederla in questa maniera. Forse lo penso perché l'uomo occidentale mi sembra così fintamente felice, perso tra i suoi aeroporti, le sue autostrade, i suoi centri commerciali, che immagino non possa sopportare l'idea di essere solo nell'universo.

2016 - Gran Bretagna

Il treno procede attraverso la foschia dell'alba. Arrivo in stazione. Attraverso la piazza di fronte alla cattedrale, scendo poche scale e arrivo dove dormii per terra, in una notte gelida, trentotto anni fa. Mentre in solitudine guardo quei pochi metri quadrati al riparo dell'entrata della metropolitana, passa un angelo. O forse penso di averlo visto. Un attimo dopo non lo vedo più. Forse è stata solo una mia fantasia. O forse no, è passato davvero e l'ho fotografato.

 

Köln, febbraio 2015

 

© Fabio Ponzio

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